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Sino ad ora si è sempre sentito dire del “mal d’Africa”, quella sorta di morbo che costringe coloro che visitano per la prima volta il continente nero a tornarci, ma secondo me qualcosa del genere deve per forza averlo anche la vicina Grecia: può spiegarsi solo così il perché per il quarto anno di fila vado a passare le vacanze lì, naturalmente in Vespa.
Quest’anno ci siamo andati da soli , io , Giovanna (mia moglie) e lei (PX 200 E mix/83), dato che la combriccola di cui scrissi nel 2000 in occasione del viaggio alle Cicladi si è smembrata per dolci attese (auguri a Simona e Riccardo per la piccola vespista in arrivo!) o per diverse destinazioni (Vincenzo e Monica hanno optato per la Sicilia) ed abbiamo deciso , dopo tre anni di isole ( 2000 Milos, 2002 Corfù, 2003 Skopelos ) di provare la Grecia continentale, per la precisione il promontorio del Pilio in Tessaglia, proprio di fronte alle Sporadi.
Nei giorni precedenti la partenza fervono i preparativi per allestire al meglio la Vespa che viene equipaggiata come segue: pneumatici Michelin S83 anteriore 3.50/10 e posteriore 100/90.10 su cerchio largo, bauletto GIVI 45 lt. posteriore + portapacchino per beauty-case, bauletto anteriore Kappa 42 lt. modificato con occultamento del catadiottro rosso ed applicazione delle frecce direzionali, sacca a tracolla sul manubrio appoggiata al pianale, pieno di benzina e di olio Repsol sintetico, camera d’aria, cavetti, attrezzi, 1 kg di olio.
Partiamo da Terni alla volta di Ancona alle 11,00 del 14 giugno, incoraggiati dai metereologi di tutte le reti TV che, all’unisono, sentenziano “… nel pomeriggio pioggia sui rilievi appenninici del versante adriatico….” , proprio dove dovremo passare noi ed infatti, con precisione a livello di GPS , inizia a piovere non appena oltrepassiamo il cartello di confine regionale Umbria / Marche; ci fermiamo a mangiare qualcosa ed indossiamo le tutine di cartene, di quelle che usano meccanici e carrozzieri, che svolgeranno egregiamente il loro compito e giungiamo al porto di Ancona intorno alle 15,00 perfettamente asciutti, svolgiamo le pratiche di rito ci imbarchiamo sul traghetto “Olimpic Champions” della ANEK che sarà ad Igoumenitsa alle 08,00 del mattino seguente.
Qui sbarchiamo in perfetto orario, ci fermiamo in una pasticceria del centro che ben conosciamo, poi via ad affrontare le rampe e l’infinita serie di curve e tornanti che hanno la meglio sulla catena costiera dell’Epiro dove, con la complicità della salita che fa procedere la lunga colonna a passo d’uomo, sorpassiamo tutti i TIR e le autovetture che avevano approfittato della nostra sosta arriviamo per primi al valico da dove inizia la nostra discesa verso Ioannina, capoluogo della regione nonché gradevolissima città sul bel lago omonimo dove decidiamo di sostare per i pranzo, che sarà leggero e moderatamente innaffiato, ben sapendo quel che ci attende di lì a poco.

Sul passo Katara
Provate ad immaginare 120 km di strada sul genere dei nostri passi dolomitici con una larghezza della carreggiata leggermente maggiore, percorsa da TIR nei due sensi di marcia, senza guard-rail, con frequenti restringimenti, qualche cantiere per lavori di allargamento ed asfaltatura e un paio di ponti militari a senso unico alternato: questa è la strada del passo Katara, unica strada che collega il porto di Igoumenitsa con la Macedonia ed il vicino oriente, perlomeno fino a quando l’autostrada “EGNATIA”, visibile in costruzione sul fondovalle, non la sostituirà. Una curiosità: “katara” in greco significa “maledizione”….
Dopo la foto di rito sul valico a quota 1690 m. s.l.m. ed il necessario “sgranchimento” rimontiamo in sella ed iniziamo la lunga discesa verso la Tessaglia, non più tra brulle montagne e pietraie tipiche del versante occidentale della catena del Pindo ma tra fitti boschi di conifere che rendono gradevole il viaggio sino a Kalambaka dove andiamo sul sicuro prendendo possesso di un bungalow al camping “Meteora Garden”, già provato lo scorso anno: 35 € per una camera con arredi nuovi, bagno, doccia, TV e, importante, zanzariere a porte e finestre, sono soldi spesi bene, specie dopo il viaggetto di cui sopra.
Al mattino ci alziamo di buon ora per andare a visitare uno dei celeberrimi monasteri abbarbicati sulle formazioni rocciose, scegliamo quello di Vaarlam con la sua caratteristica scalinata ed il ponte poi ci mettiamo in marcia verso la destinazione finale, il Pilio, per raggiungere il quale dovremo passare per Trikala, Larissa e Volos, in tutto 210 km. di strada pianeggiante e pressoché rettilinea (tranne gli ultimi 40 km), in parte autostrada: rispetto alla giornata di ieri una passeggiata nel parco.
Arriviamo a destinazione nel pomeriggio nel paese di Platanià, località sull’Egeo che guarda le Sporadi, dove troviamo una camera con uso di cucina a 15€ e qui soggiorneremo per tre giorni per poi spostarci ( causa acqua gelida ) sul versante opposto del promontorio, a Milina dove resteremo per i restanti 6 giorni in una camera molto più spaziosa, confortevole e con cucina più attrezzata per 25€, bagnandoci nelle placide e tiepide acque del golfo Pekassikos, in pratica un mare interno.

La baia di Tzasteni presso Milina
Il Pilio è veramente un piccolo angolo di paradiso in terra: spiaggette dove non serve l’ombrellone visto che gli ulivi arrivano a cinque metri dal mare, insenature e calette da cartolina, su tutto la straordinaria limpidezza dell’acqua e gli incredibili colori che assume.
Come tutte le cose belle anche questa finisce e così il 25 ricarichiamo armi e bagagli sulla Vespa e cominciamo l’avvicinamento a Patrasso da dove il giorno successivo salperemo verso casa.
Mentre stiamo transitando nel centro di Volos, sentiamo dei colpi di clacson, dagli specchietti vedo che dietro c’è solo un bus, proseguiamo per la nostra strada ma il clacson non smette di suonare, a quel punto accostiamo, il bus si affianca e, aperta la porta a soffietto, l’autista ci fa: “ Vespa Club Italia?” ed alla nostra risposta affermativa ci fa gli auguri di buon viaggio, ci fa capire di appartenere al V.C. di Volos e di possedere un duecento Rally dalla quale non si separa mai.
Proseguiamo la nostra marcia sino a Mikrotives dove imbocchiamo a l’autostrada che percorreremo sino a Lamìa, bella città ad un tiro di schioppo dal passo delle Termopili dove ci fermiamo ad ammirare il monumento a Leonida, eretto in memoria del supremo sacrificio suo e dei 300 opliti spartani che nel 480 a.C. fermarono l’esercito persiano numericamente cento volte maggiore e consentirono il ripiegamento dei Greci: una lapide recita solennemente: “Và o passeggero, narra a Sparta che qui noi morimmo in obbedienza alle sue leggi”.

Il monumento delle Termopili
Nei pressi facciamo rifornimento in distributore gestito da un arzillo ed espansivo vecchietto che se non me ne accorgo subito ci fa il pieno nella presa d’aria invece che nel serbatoio, lasciamo l’itinerario principale per Tebe ed Atene iniziando la lunga salita che ci farà valicare prima il monte Kallidromon e successivamente gli 850 m. s.l.m. del passo Amvlema situato tra il monte Parnaso ed il monte Giona per giungere, superati i bivi per Amfissa e Delfi, ad Itea, piacevole città sul golfo di Corinto dove ci sistemeremo in un buon alberghetto ( aria condizionata, TV, frigo per 38€ ) con terrazzo sul lungomare da dove avremo il privilegio di assistere, con posto in prima fila, ai festeggiamenti, con tanto di fuochi d’artificio, petardi e bengala, per la vittoria della nazionale ellenica sulla Francia che le consente di accedere alla semifinale degli Europei: non oso pensare quello che è successo quando hanno vinto il titolo!

il fido destriero, sullo sfondo i contrafforti del Parnaso, al passo Amvlema
Al mattino seguente ci rimangono da fare poco più di cento chilometri sulla strada costiera fino ad Antirrio dove prendiamo, probabilmente per l’ultima volta visto che il bellissimo ponte che congiunge il Peloponneso con la Grecia Centrale è praticamente finito e verrà aperto a dicembre, il traghettino per Rio, sobborgo di Patrasso dove al porto ci attende la nave per il ritorno.

Il nuovo ponte Rio-Antirrio quasi ultimato
Durante lo scalo a Igoumenitsa scendo nel garage per vedere se tutto è a posto mentre arrivano tre gruppi di motociclisti (greci, austriaci e milanesi) ed un vespista solitario in sella ad una Gran Turismo 200, con il quale immediatamente faccio, naturalmente, amicizia: si chiama Thanos, è un ventiquattrenne di Larissa che sta andando all’Eurovespa di Lisbona con la nuova Vespa automatica (ma ci tiene a dirmi che possiede anche un PX 200 Arcobaleno) ed è stato all’Eurovespa di Viterbo del 2002.
All’arrivo ad Ancona ci salutiamo, gli regalo come ricordo il mio giubbino antipioggia del V.C. Terni, lui una T-shirt del suo club e poi, dopo le foto di rito e lo scambio di indirizzi, ognuno prende la sua strada, lui verso il Portogallo e noi verso casa, entrambi con un amico in più……
Riccardo Strozzi
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